Parole sui crinali - Incontro con Ugo Samaja

Ugo Samaja, ‘Autopsia di una vita, Un medico triestino nell’Italia fascista’

 
 
 

Presentiamo l’evento di “Parole sui Crinali” del 13 giugno 2014 con le parole di Paolo Rausa.

“La vita è uno scherzo che Dio ha fatto agli uomini”. Fra le tante citazioni contenute in questa ‘autopsia’, mi sembra che l’affermazione di Jonesco sia la più appropriata e renda l’idea del percorso ad ostacoli che è stata la vita per Ugo Samaja. Non importa qui classificare il genere di questo scritto se sia un’autobiografia, un romanzo d’amore e di passione o storico, uno scritto evocativo della condizione degli ebrei in Italia durante il fascismo, un romanzo di formazione, di riflessione sulla fede, sulla libertà religiosa, ecc. ‘Autopsia di una vita’ è ciascuno di questi generi e tutti insieme. E soprattutto è l’autoanalisi di un uomo. ‘Se questo è un uomo…’, sì Ugo Samaja è un uomo, che ha fatto i conti fino in fondo con la sua condizione sociale e religiosa, ma mai con atteggiamento acquiescente. Tutto ha passato al setaccio, riconoscendo l’affetto smisurato, dato e ricambiato, per la sua famiglia, il nonno patriarca innanzitutto, poi il legame con i suoi genitori e le sorelle, fino alla passione condivisa, all’amore di una vita con Lucilla, ‘la persona giusta, nel momento giusto e nel posto giusto’. Forse questa biografia, scritta dopo la morte di Lucilla nel giugno 1987 con una minuzia di particolari sorprendente dopo tanti anni dai fatti accaduti e descritti, dalla sua data di nascita il 15 marzo 1914 fino alla Liberazione dal nazi-fascismo, il 25 aprile 1945, nasce come omaggio postumo a Lucilla, ‘la donna più bella, più seducente, più desiderabile che io abbia mai conosciuto, e tale rimase per quarantasette anni, da quando ne aveva ventitré fino ai settant’anni’. Otto anni dopo ci ha lasciato anche Ugo, in tempo per poter sistemare ‘la pila di carta alta quasi un metro, con fogli pieni di cancellature, correzioni, riscritture, abrasioni, carte unite con il nastro adesivo – così ci dicono il figlio Michele e la nuora Ilaria. Non è facile scrivere gli appunti di una vita travagliata. Gli avvenimenti incalzano, si sovrappongono: l’asburgica Trieste divenuta italiana, una patria matrigna con un giovane ebreo che aveva dedicato la sua vita di studi alla medicina e che ora trovava le porte sbarrate della solidarietà dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938 e degli ospedali, la vita universitaria a Padova, le prime esperienze lavorative a Merano e a Melegnano, in provincia di Milano, la Valcanale quando è costretto ad abbandonare la città e a rifugiarsi sulle montagne bergamasche insieme a Lucilla per sfuggire alle retate e alle deportazioni. Valcanale diventa il luogo dell’anima, dove impara a sopravvivere seguendo le modalità primitive della popolazione locale, ricevendo solidarietà e calore umano e scambio riflessivo sulla spiritualità e sulla fede con il parroco, don Antonio Magni, poco intriso di teologia ma ricco di umanità. Molte figure ricorrono nella sua esistenza, ricche di pathos e di umanità, una fra tutte, da ricordare, quella di Tenze, un maestro che accompagnò i primi passi di Ugo nei rudimenti scolastici. Una vita vissuta seguendo il più possibile le sue inclinazioni, non disdegnando di rompere con la religione ebraica per abbracciare quella cristiana e soprattutto di sentirsi libero, da agnostico, di rifiutare quel peso della tradizione da cui si sentiva schiacciato. Una libertà che giunge a coniugarsi con l’amore verso Lucilla, già sposa di un ufficiale tedesco, un amore totale, condiviso, scolpito nei loro cuori fin dal primo incontro e che ha consentito di vivere nel periodo più terribile della guerra fra il 1943 e il 1945 un periodo meraviglioso, in cui il loro amore aveva avviluppato le loro esistenze tanto che ‘per noi fu il periodo più bello della vita’, nonostante le ristrettezze economiche e le difficoltà di sopravvivere in montagna, imparando a tagliare la legna, a fare la carbonaia e soprattutto a sfuggire alla furia dei nazi-fascisti che organizzavano spedizioni militari con l’intento di catturare ebrei e partigiani. Una vita all’insegna dell’amicizia quindi e nel rispetto umano, così coinvolgente ed emozionante che ora anche noi siamo annoverati, dopo la lettura di questo scritto autobiografico, fra i grandi amici di Ugo Samaja e di Lucilla, tolti in questo modo per sempre dall’oblio e accolti dal nostro abbraccio affettuoso.

PAOLO RAUSA

Ardesio, sala consiliare del Municipio, venerdì 13 giugno 2014, ore 20.45.

 

Ugo Samaja



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